
In Africa’s second most populous country, having such a tight-knit musical scene surrounding the recording industry, it seems as if the movers and shakers were largely in each other’s phone books
Oddio, non la farei così semplice. È vero che le formazioni della golden age etiope annoveravano spesso componenti in comune, ma ricostruire chi suonava dove è più labirintico di quanto sembri. L’albero genealogico potrebbe ramificarsi così: nella Ibex Band (poi Roha Band) troviamo Selam Seyoum e Giovanni Rico; nella Walias Band, Hailu Mergia e, di passaggio, Mulatu Astatke; nella Dahlak Band (ex-Equators), Dawit Yifru (anche nella Roha) e Tilaye Gebre (anche nella Walias). La categoria dei pesi massimi dell’Ethio-jazz, insomma.
Gli anni erano quelli a cavallo tra l’ottimismo post-bellico di fine impero e l’incubo totalitario del Derg, quando la voglia di progresso dell’era Selassié lasciò il posto al regime del terrore di Menghistu. Cornice privilegiata di quella musica rivoluzionaria erano gli hotel di Addis Abeba, su tutti il leggendario Ghion (tuttora sede dell’Addis Jazz Festival, tra i grandi appuntamenti jazzistici mondiali). Esibizioni entrate nel mito, come testimoniato da una sfilza di cassette registrate rigorosamente in una singola take (“one microphone at the front, hit record: no EQ, no reverb, just some delay”) a dimostrazione dell’enorme professionalità di questi pionieri, sperimentatori visionari quanto impeccabili intrattenitori.
Presenza fissa su quel palco, la Dahlak Band ha segnato il “Ghion sound” come nessun altro gruppo e il merito va anche e soprattutto al bandleader Tilaye Gebre. Talento precoce formato al prestigioso Teatro Hailé Selassié I, a 17 anni il suo sax è già richiesto sulla piazza. Da lì in avanti si affermerà come il prezzemolino per eccellenza della scena locale, collaborando tra gli altri con l’ugola d’oro Muluken Melesse nell’epocale Muluken Melesse With The Dahlak Band, pubblicato nel 1976 dalla storica Kaifa Records e tra i capolavori della musica etiope tutta.
L’ingresso nella Walias Band e un fortunato tour negli Stati Uniti, dove deciderà di stabilirsi, consacrano definitivamente la sua ancia dal vibrato inconfondibile, che nel frattempo ha stretto una proficua alleanza con un altro eroe nazionale come Mahmoud Ahmed. L’avvento del Derg relega la musica “non patriottica” nella semi-clandestinità, ma Tilaye e i suoi non mollano e anzi rilanciano con un mirabolante escamotage: per aggirare il coprifuoco che vieta la circolazione in strada dopo mezzanotte, intavolano dei set monstre dilatati fino al primo mattino, in modo da trattenere gli ospiti all’interno delle sale concerto. Solo degli strumentisti di immensa bravura ed eccezionale tempra potevano riuscire in un’impresa simile.
Intanto le cassette tratte da quelle serate circolano nel sottobosco: traboccanti di languida tizita (l’equivalente etiope della saudade brasiliana), diventano la sognante colonna sonora di un’Etiopia idealizzata, che ha finalmente modo di riemergere nel 1991 con la fine della dittatura. Oltre cinquant’anni di carriera portati con grazia tutta etiope, Tilaye è ancora sulla breccia e proprio in questi giorni calcherà le scene dell’Addis Jazz Festival, spartendo il palco con gli amici di una vita.
A dispetto della popolarità dentro e fuori il paese, queste incisioni sono tutt’altro che facili da reperire, assurgendo allo status di rare groove. A rimetterle in circolazione sta provvedendo l’etichetta Muzikawi, che dal suo quartier generale di Addis Abeba ha un osservatorio privilegiato sul patrimonio archivistico locale. Dopo le bellissime ristampe degli scorsi anni dedicate a Dawit Yifru e alla Ibex Band, a questo giro è il turno di Tilaye e del suo fiato di volta in volta suadente (Ālibek’agnimi) o ipnagogico (Tizita), a suo agio anche nel dub di Ānichī keto gidi yeleshimi o nel blues di Ālichalikumi fino al teso jazz-rock di Tizi ālegni yet’initu, non prima dei 10, estatici minuti di Eyut sitinafik’egni. E ascoltando questa ora di pura classe non è difficile immaginarsi a un tavolino del Ghion, con la testa persa tra le scale dell’iconico jazz made in Ethiopia.
Tracklist
1. Alibek’agnimi (አልበቃኝም)
2. Anichi keto gidi yeleshimi (አንቺ ከቶ ግድ የለሽም)
3. Tizita (ትዝታ)
4. Ts’igereda (ጽጌሬዳ)
5. Alichalikumi (አልቻልኩም)
6. Eyut sitinafik’egni (እዩት ስትናፍቀኝ)
7. Feqresh yemench weha (ፍቅርሽ የመንጭ ወሃ)
8. Ye’ayine tesifa (የዓይኔ ተስፋ)
9. Tizi alegni yet’initu (ትዝ አለኝ የጥንቱ)
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