[Visioni] My Father’s Shadow (Akinola Davies Jr., 2025)

Tutti gli occhi sulla Nigeria. Dall’arte contemporanea alla moda passando per l’editoria e Nollywood, senza bisogno di citare la musica, il gigante africano sta colonizzando l’immaginario con un soft power inarrestabile. Per capire il presente, è ormai imprescindibile uno sguardo rivolto verso Abuja.

Alla luce di questo, la Caméra d’Or incassata dal primo film nigeriano in concorso a Cannes suona come la coronazione di una scalata. Nato a Londra da genitori Yoruba e cresciuto a Lagos, Akinola Davies Jr. si è fatto le ossa nel fashion branding e, per una volta, questo non è un male: la caratura visiva di questo esordio denota una mano ferma. È un paese fuori dagli stereotipi quello che ritrae, immortalato in una delle sue giornate più drammatiche: le elezioni presidenziali del 1993, le prime dopo un decennio a guida militare, invalidate quando iniziava a profilarsi la vittoria del candidato socialdemocratico Moshood Abiola. Lo fa con un racconto nel nome del padre e ad altezza bambino, mettendo in scena un’iniziazione alla vita sullo sfondo della Storia, come se le prove a catena de Il Ritorno finissero trasposte tra gli eventi convulsi de Un Anno Vissuto Pericolosamente.

Chinua Achebe, peso massimo della letteratura nazionale, non aveva dubbi: il problema principale della Nigeria è il non aver mai avuto un leadership all’altezza. Il protagonista (un maiuscolo Sope Dirisu) la prende più alla lontana: “La Nigeria è complicata”, taglia corto con i figli. Dal canto suo, il regista non fa sconti alle élite, ma è clemente con il popolo: tra incroci stradali escheriani e infrastrutture al collasso, a svettare sono rapporti umani autentici e una solidarietà dal basso che supplisce alle manchevolezze strutturali. All’interno della narrazione, il fallimento dello Stato si incarna in un datore di lavoro kafkiano, sempre assente e vanamente atteso come la promessa democratica tradita.

In un film che fotografa un’apnea politica, sorvegliata dagli sguardi premonitori delle divise, la sequenza più liberatoria si svolge su una spiaggia, comunque turbata dall’arenamento di un mostruoso, metaforico leviatano. Il non detto conta quanto ciò che viene mostrato: il passato dell’uomo, i suoi traffici in città, la sua stessa fine rimangono nodi irrisolti, al pari della tormentata storia del paese. Dall’indimenticabile squadra di attori alla splendida veste musicale, difficile cogliere in fallo un’opera che non abbassa mai la guardia. Non resta che aspettare la prossima mossa di un autore che è già un vanto nazionale.

REGIA: Akinola Davies Jr.
PAESE: Nigeria/Regno Unito
DURATA: 94’
PRODUZIONE: Fatherland Productions, BBC Films, British Film Institute (BFI), Crybaby, Element Pictures
DISTRIBUZIONE: MUBI
SCENEGGIATURA: Akinola Davies Jr., Wale Davies
FOTOGRAFIA: Jermaine Edwards
MONTAGGIO: Omar Guzmán
MUSICHE: Duval Timothy, CJ Mirra
CAST: Sope Dirisu, Chibuike Marvellous Egbo, Godwin Chiemerie Egbo

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