[Ascolti] Yassine Nana – Modern Pop From Mauritania (1984-1989) (Bongo Joe/Sofa Records)

Riuscite a immaginare un film Nouvelle Vague con tutti i crismi, tra jump cut e dialoghi affilati, ma interpretato da un africano? Se la risposta è no, potete rispiarmiarvi lo sforzo: esiste già, s’intitola Soleil Ô ed è firmato dal mauritano Med Hondo. Girato nel biennio ’67-’69 e presentato a Cannes l’anno successivo, racconta la difficile integrazione di un connazionale sbarcato a Marsiglia, tra pregiudizi poco velati e situazioni al limite del grottesco. A rivederlo cinquant’anni dopo, suona tutto tristemente attuale.

Se il protagonista è lo specchio del suo paese, la Mauritania si conferma terra sui generis: né Maghreb né Sahel, una storia contraddittoria dominata dalla figura di Moktar Ould Daddah, la Repubblica Islamica rimane uno degli stati più anomali del continente. La musica si adegua: basti un outsider come Ahmedou Ahmed Lowla, con la sua rilettura cosmico-sintetica della tradizionale musica da matrimonio.

Nouakchott ha però dato i natali anche a un gruppo tanto misconosciuto quanto seminale: gli Ahl Nana, così consapevoli della propria importanza da ribattezzarsi “L’Orchestre National Mauritanien” (da non confondere con L’Orchestre National de Mauritanie, più istituzionale ma altrettanto innovativa). Prima formazione a issare la chitarra elettrica tra le sabbie del Sahara, anticipando di almeno un lustro Ali Farka Touré, ha spianato la strada alla gloriosa saga tishoumaren, che trova nell’ultimo capolavoro dei Tinariwen un nuovo apice futuribile.

Come suggerisce il nome, si trattava di un’impresa a conduzione familiare: padre band leader, figlie coriste, fratello maggiore (Ali) chitarrista, fratello minore (Yassine) cantante solista. Il talentaccio della scuderia è proprio quest’ultimo, la cui carriera solista lascerà un segno indelebile nel pop della regione: ascoltare per credere questa antologia della joint venture Bongo Joe/Sofa Records, settimo capitolo della serie Maghreb K7 Club.

Panato in una fragrante cromatura elettronica, cantando ora in arabo classico ora nel locale dialetto hassaniya, il suo mix di disco-funk, reggae e vibrazioni desertiche non fa prigionieri. Brani come Boustan Al Achar, Fatma e Samraa sono anthem da carovana urbana, salmodiati con grande personalità da un asso del melisma postmoderno. Ça va sans dire, a supportarlo accorre tutta la famiglia, che si prende il suo spazio nella psichedelia allucinata di Telephone.

Non basteranno certo queste otto tracce a far luce sull’enigma mauritano, ma se cercate del “pop moderno” in salsa araba non avete che da buttarvi in pista.

Tracklist
1. Boustan El Achaar
2. Fatma
3. Samra
4. Telephone
5. Ya Messafer Aala Ettayep
6. Bikalbi N’Thab
7. Ma Ahla Lilat Samar
8. Bouaamrane


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