
Sahel senza pace, ora più che mai. A pensarci sale una gran rabbia, ma l’Europa dovrebbe arrabbiarsi innanzitutto con sé stessa. Il triumvirato di giunte militari in sella tra Mali, Burkina Faso e Niger, spalleggiate da un’inutile e dannosa presenza russa, è lo specchio di un fallimento internazionale. La fotografia più impietosa arriva proprio da Bamako, con il recente attacco sinergico di jihadisti e separatisti tuareg che affossa un signore della guerra francamente indifendibile, specie nel suo arrogante sprezzo per democrazia in nome di un confuso, ancorché legittimo, sentimento anti-occidentale.
Erede di imperi gloriosi e scrigno di inestimabili tesori culturali, il Mali rimane ciononostante tra i polmoni musicale del continente. Negli stessi mesi in cui una bellissima ristampa celebra il ventennale di Savane, impagabile testamento di Ali Farka Touré, torna a farsi sentire una delle sue discepole più talentuose. Grinta contagiosa e stile da vendere, Fatoumata Diawara è una delle meraviglie della musica contemporanea e con questo Massa spedisce in patria un portentoso messaggio di unità e speranza. Cantato nella natia lingua bambara, intriso in ogni nota dell’ipnotica magia wassoulou, testimonia una volta di più la classe dell’interprete, anche grazie a una signature guitar appositamente confezionata dalla Epiphone.
Che si tratti di celebrare le gioie della maternità o di elaborare il lutto per la perdita del padre, di balzare nel funk di Mogo o di raccogliersi nel folk di Sigue, tra la meditazione pianistica di Lahidou e il fiero tishoumaren della title track, Fatoumata eccelle a tutto campo, toccando la vetta nel commosso acquerello acustico di Djo. Dopo il rosso di Fenfo e il giallo di London Ko, a questo giro domina decisamente il blu, con il sontuoso video di Djanne a confermarla maestra di black pop art à la Janelle Monáe.
Dea inarrivabile nel coniugare sensualità e spiritualità, anima nomade che appartiene solo a sé stessa, Fatoumata ci regala l’ennesima prova della sua caratura artistica, ricucendo almeno nei nostri cuori i brandelli dei un paese dilaniato.
Tracklist
1. Djanne
2. Mogo
3. Tcheba
4. Sigui
5. Massa
6. Fala
7. Denko
8. Farana
9. Tati Bakary
10. Nden
11. Djo
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